
Presentazione dell'antologia AURORALIA.
19 Dicembre 2009 - Roma, libreria Flexi.
Tutto nacque casualmente.
Casualmente l’ho conosciuta, casualmente sono arrivato sul suo blog dove, sempre casualmente, il 6 maggio 2009 ho visto questa la foto. Parlo di Gaja Cenciarelli e della foto di Uelsmann che raffigura una donna in volo (Untitled 1987 ribattezzata da Gaja “la donna volante”).
Il resto ve lo lascio raccontare da lei:
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"Chi mi conosce sa bene quanto io ami l'arte di Jerry Uelsmann. Ho scelto una foto dal suo archivio (Untitled 1987, ribattezzata in corso d'opera La donna volante) e ho invitato un gruppo di amici – scrittori, editor, giornalisti, traduttori, poeti, o anche semplicemente amanti dei buoni libri – a scrivere circa tremila battute, in prosa o in poesia, ispirate alla figura femminile sospesa in aria, che si riflette su uno specchio d'acqua. Ho ricevuto cinquanta pezzi, che ho iniziato a pubblicare in coppia sul mio blog www.sinestetica.net.
Così è nata Auroralia, insieme agli auroralici e alle auroraliche. Un fenomeno, un movimento solidale in continua evoluzione".
(G. C.)
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Io ho partecipato con il pezzo “All’imbrunire”. Mi mi ronzava nella testa da tempo e la donna volante è riuscita a farlo sgorgare dalla mia penna poco sana (la donna volante può far questo ed altro!).
Ed anche questa volta la mia teoria secondo la quale sono gli oggetti che ci cercano, ci prendono e ci lasciano a loro piacimento, ha trovato conferma.
La foto suscita una infinità di sensazioni; su di essa potrebbero essere scritti fiumi di parole e migliaia di storie: dalla più innocente alla più trasgressiva. Ogni autore ha raccontato quella donna con parole diverse ed ogni brano è un mondo a sé stante.
Com’era prevedibile, il progetto si è concretizzato in una splendida antologia, con la fantastica approvazione di Uelsmann.
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Nota piaciona: il mio pezzo è stato letto dalla curatrice al corso di scrittura creativa tenuto da Enzo Ciampi, (assieme al pezzo “Cerchi sull’acqua, di Carmine Mangone). E di ciò ne vado orgogliosamente fiero e fieramente orgoglioso.
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L’opera vanta due reading presso la libreria Flexi di Roma, una partecipazione al Festival della Creatività - nell'ambito dell'iniziativa Donnaèweb - (grazie all'entusiasmo e all'interessamento di Isabella Moroni, auroralica autrice di Sospetta innocente) ed un superbo booktrailer; il tutto viene affiancato da una curiosa colonna sonora: L’auroralia Rap (testo di Silvia Ancordi, auroralica componitrice di: "Astrale, terza a sinistra" ), eccolo in anteprima (chi volesse comporre la musica sarà ben accetto):
Immaginate la musica Unz unz da rap!
Alla console DJ Silvietta:
RapAuroralia!
Cosa aspetti, non esitare
Auroralia devi acquistare
L’antologia del tuo natale
E il nuovo anno sarà speciale!
La donna volante ti fa sognare
E nei racconti ti puoi smarrire,
Mille emozioni ti può donare
Amici e parenti farai gioire.
Se non la trovi sta tranquillo
Al libraio fai uno squillo,
gioca d’anticipo non tentennare
alla fiera di Roma ci puoi trovare!
Così è nata e cresciuta la raccolta di Auroralia, che il 6 dicembre sarà presentata alla fiera di Più Libri Più Liberi.
Il giorno 19 dicembre, alla libreria flexi, l'antologia verrà presentata all'inclito pubblico. Chiunque potrà partecipare.
Bella Gaja!!
Che dire di più? Non sono bravo in queste cose. Godetevi la foto, che è diventata anche la copertina dell’antologia, leggete un breve assaggio dei racconti di Auroralia, e se vi piacciono, ordinate subito il libro cliccando qui.


AURORALIA a cura di Gaja Cenciarelli.
Con testi di Silvia Ancordi, Maria Gabriella Bartocci, Mario Bianco, Isabella Borghese, Mario Borghi, Cristina Bove, Andrea Bruni, Elisabetta Bucciarelli, Carlo Cannella, Alex Cartoni, Melania Ceccarelli, Gaja Cenciarelli, Enzo Ciampi, Fabio Ciriachi, Giulia Colavolpe Severi, Gaia Conventi, Anna Costalonga, Laura Costantini, Lina Dettori, Pasquale Esposito, Loredana Falcone, Cristiana Danila Formetta, Gemma Gaetani, Giovanna Giordani, Enrico Gregori, Franz Krauspenhaar, Silvia Leonardi, Fiamma Lolli, Andreina Lombardi Bom, Domenica Luise, Anna Mallamo, Sabrina Manfredi, Carmine Mangone, Nina Maroccolo, Rossana Massa, Massimo Maugeri, Stefano Mazzoni, Isabella Moroni, Paola Pioppi, Massimo Rainaldi, Giuseppe Selo, Francesca Serafini, Marco Simonelli, Carlo Sirotti, Simone Tempia, Lucia Tosi, Giusto Traina, Chiara Valerio, Monica Viola, Alessandro Zannoni, Giovanna Zunica.
pp. 100 – EURO 11
ISBN 978 88 6438 036 0
Per ogni copia venduta 1 EURO verrà devoluto a
Esco per strada e cerco di mantenere un comportamento normale, mi sforzo.
Devo tenere a freno l’eccitazione di questa novità, di questa mia nuova determinazione, che mi sta instillando ondate di vigore estremo.
Se non sto attento rovino tutto e non voglio sprecare quest’ultima opportunità. Ma c’è un intoppo.
Sento la ghiandola pineale sovreccitarsi. Hanno messo in azione i proiettori emozionali, non ci voleva. Sento i raggi che bombardano la mia testa, a stento riesco a stare calmo.
Periodicamente li azionano per scovare le persone ancora emotivamente imperfette. Droga di Stato che induce nei soggetti da recuperare comportamenti fisici facilmente rilevabili. Il decreto parla chiaro, non si ammette ignoranza o sciocche iniziative.
Non c’è nessuno per la strada ma non mi fido, devo resistere fino al cortile della casa, solo la sarò almeno per il momento al sicuro. Non ci voleva proprio questa, un’inutile e pericolosa perdita di tempo.
La vedo sullo sfondo, la casa decadente. Entro nel cortile, quello è rimasto così com’era. Ci sono ancora quelle macchie sui muri. Posso finalmente lasciare andare il mio corpo: lascio che obbedisca agli stimoli neuropineali indotti artificialmente.
Inizio lentamente a muovermi seguendo il ritmo di una musica immaginaria, ossessionante e struggente, instillata nelle mie sinapsi dal bombardamento emozionale. Quei raggi stimolanti fanno emergere ogni componente antisociale facilitando il lavoro degli Ispettori Governativi, i quali non devono fare altro che sorprendere e arrestare tutti coloro i quali presentano reazioni non protocollate.
Mi muovo seguendo una coreografia impossibile, il mio corpo assume posizioni al limite di ogni equilibrio; mi inebrio completamente e perdo ogni contatto con la realtà.
Questa volta il bombardamento pineale è particolarmente violento, mi lacera la mente, scava nelle pieghe cerebrali, mischia l’io con l’es, rivolta ogni stato di coscienza.
Mi sento leggerissimo, mi alzo da terra, in un volo sinuoso ed elegante, mi lascio andare a qualche giravolta, atterro su un piede e subito riparto spinto dall’insostenibile leggerezza della mia mente. Nessun passo è uguale all’altro, ma tutti sono ritmati da quella musica mentale che si è impossessata delle mie psicoreazioni.
Se i funzionari del Governo mi scoprono adesso, per me è finita.
Il bombardamento sta cessando lentamente e lentamente finisce la mia folle danza mentale. Dalla finestra di un palazzo un bambino mi sta osservando. Ha il casco educatore, probabilmente non mi ha messo a fuoco, è troppo presto per lui.
Sono fermo in piedi, al centro del cortile, ho di fronte la casa decadente e sento una strana sensazione, nuova, probabilmente un effetto postumo dei violenti bombardamenti pineali degli ultimi tempi.
È incredibile: esco dal mio corpo, non me lo aspettavo. Rientro subito. Ce l’ho fatta, riesco a muovermi come voglio. Esco di nuovo, corro verso il muro, lo colpisco forte con i palmi delle mani e rientro. Ma adesso basta rischiare, esco dal cortile. La casa decadente è dietro di me e io sono di nuovo per la strada. Riprendo il mio viaggio.
Fino a questa notte con ogni probabilità non ci saranno altri bombardamenti pineali, un po’ di tregua. Spero di riuscire a fare più cose possibili, oramai la discesa è iniziata. Oggi non sono andato a lavoro, giornata libera.
Sto giocando col fuoco, è un attimo bruciarsi. Ogni volta sono riuscito a toccare il fondo e a rientrare in me e nelle regole, questa volta non so come andrà a finire. Ma è giusto così.
Arrivo di fronte al palazzo del tribunale. Arancione, tetro e silenzioso. Sulla facciata tre grandi finestre ad arco sovrastano la scritta Giustizia Democratica Statale. La G.D.S., forzatura normalizzatrice, strumento insanguinato.
Probabilmente inizio da qui, devo solo trovare la situazione giusta. Ogni attimo è rubato, so che mi stanno cercando e che ben presto mi individueranno.
Posso fare un mucchio di cose, devo solo scegliere da quale iniziare.
“Lei è già stato trasferito per ben 3 da volte da un universo coassiale ad un altro. Lei è folle, sta rischiando la lobotomizzazione, desista immediatamente”, le parole dell’avvocato ogni tanto riaffiorano.
Fuori dal tribunale c’è un gran viavai di persone. Dalla valigetta di un signore che mi passa accanto cade un foglio. Lui non se ne accorge e io lo raccolgo poi vado a rintanarmi nel bagno di un bar per leggerlo. È una sentenza. La leggo in questo squallido bagno.
Ho iniziato dal mio appartamento, devo prendere coraggio e confidenza per uscire allo scoperto.
Dormo sul pavimento, ho spostato i mobili. e li ho riposizionati a casaccio. Mangio dove e come capita. L’unico obbligo sono l’igiene è la pulizia, quelle devono regnare incontrastate in un mondo quasi asettico.
Ho girato alcuni quadri e ho sparso ovunque i miei libri, anche quelli vietati, aperti su pagine a caso. Li osservo mentre tentano di offrirmi frammenti di arte varia.
Passo ore e ore accucciato in ogni angolo della mia casa a meditare, non l’avevo mai vista da quelle prospettive. Non avevo mai sentito gli odori di quegli spigoli.
Metto musica a tutto volume e ballo da solo, sono bravissimo.
Ho preso tutti i miei documenti e li ho sparpagliati per l'appartamento, mischiati. Oramai è quasi impossibile ricomporli nelle loro cartelle.
Mi sono già arrivate 2 diffide dall’Ufficio Territoriale dei comportamenti, se cerco bene forse là in mezzo le ritrovo.
“Lei è folle, sta rischiando la lobotomizzazione, desista immediatamente”, mi ha nervosamente consigliato l’avvocato. Grazie, un decimo di stipendio a Lei per il parere, ossequi.
Ho oscurato tutti i sensori di movimento e ho ripreso a pensare.
Ho schierato sopra il letto capovolto tutte le mie bottiglie di liquore ed ho bevuto finché il sonno non mi ha vinto, steso.
Sul posto di lavoro ultimamente percepisco una strana atmosfera, al mio arrivo mi sembra che la gente smetta improvvisamente di parlare e di sparlare. Proprio loro, proprio i miei migliori amici, i miei compagni di nottate e di bagordi, quelli con i quali abbiamo passato ore indimenticabili a pontificare sul come e sul se, a ridere a crepapelle.
Adesso riempiono il vuoto Statale con comportamenti ridicoli. Untuosi, ostentano una delicatezza d’animo fuori dal comune, una sopraffina sensibilità verso tutto ciò che è lontano da loro. Tutto ciò che è vicino invece li infastidisce, lo reputano di una banalità assoluta. Fanno solenni rivoluzioni a parole, ma vuote o sussurrate. Pura e prudente demagogia, un sano frullato di nulla che se non lo condividi partono gli insulti. Sempre annoiati e immobili nella gabbia di livore in cui lo strapotere li ha irrimediabilmente relegati lasciando loro solo l'uso delle parole: di quelle se ne possono usare a volontà, sono tutte gratis e consentite, valvola di sfogo ufficializzata. Tutte persone semplici e chic al contempo, che credono nelle cose semplici, che odiano la falsità e che inseguono un sogno. Mai smettere di inseguire i sogni e di sognare. Bleah.
Sai quanto me ne frega.
Mi fanno solo ridere, un po’ come i pagliacci al circo.
Però adesso devo sbrigarmi a decidere. Tra due ore mi porteranno via e con ogni probabilità sigilleranno l’appartamento prima di demolirlo.
Ero quasi pronto per uscire allo scoperto, forse avrei ucciso qualcuno o avrei rapinato, ma credo che avrei iniziato dal furto semplice e dagli insulti gratuiti. O forse solo indossando abiti a casaccio.
Devo decidere se aspettarli e gridare al mondo che non è come vogliono farci credere, o fuggire.
Se almeno sapessi in anticipo dove e come mi portano, sfrutterei ogni istante prima della lobotomizzazione: lo riempirei vivendolo con tale intensità che non basterebbe una vita intera per ripeterlo.
Devo rifarmi del tempo passato. In tutti questi anni non ho capito nulla, devo ritrovare il senso, del passato se la memoria ed il tempo mi assistono. Non so come, non so chi, ma mi hanno seriamente destabilizzato e devo rimediare.
Qualcuno ha infilato una lettera sotto la porta ed è scappato via.
È anonima, ovvio. La apro e senza nemmeno finire di leggerla prendo la mia decisione.
Per anni ho frequentato quella casa decadente. Cioè io la chiamo “casa decadente” per capirmi da solo, ma in realtà cos’era? Un casolare? Un palazzo? Non saprei, ma era stupendamente decadente. E non vedevo l’ora di tornarci ogni volta, anche se per solo pochi minuti o per giornate intere, o nottate.
Notti blu cobalto, fresche, intense, profumate.
Notti di ombre sull'asfalto e di insegne al neon, assieme ad altri scalcinati compagni di viaggio, conosciuti per caso e subito dopo dimenticati. Anche nostro malgrado.
Per anni mi sono chiesto il significato di quel cartello:
ENTRATA LIBERA ED OBBLIGATORIA.
Boh.
Che ridicole le persone che si improvvisavano “portieri” e passavano tutto il tempo a perculeggiare. Oggi, invece, penso: “poveretti, non potevano fare altro”. Come Busvitis, che una voltrà arrivò al passo della marcia di Radezky, disinvolto, con gli occhiali in mano ed una stanghetta in bocca, pensoso. Faceva finta di niente. Anche io feci finta di niente.
Ma ad essere ulteriormente precisi è stata proprio lei, la casa, a chiamarmi, con lo stesso linguaggio che usano gli oggetti per chiamarti. Ti illudi di essere tu a scegliere i beni mobili e immobili che costellano la tua esistenza, ma ti sbagli, sono loro che ti scelgono e restano con te fino a che vogliono. Poi ti mollano. Pensaci bene, è così.
Da quella casa raramente ne sono uscito insoddisfatto. Potrei scrivere pagine e pagine su chi la frequentava e sulle cose che si facevano la dentro.
I suoi odori, le sue luci, i suoi rumori hanno nutrito gli ospiti. E li hanno sempre protetti. E tutti contraccambiavamo con le nostre emozioni. Quasi gratis.
In quella casa ho passato un po’ della mia vita, intensamente. Le ho lasciato in cambio le mie vibrazioni, le mie energie, la mia organicità. Tutti noi le abbiamo lasciate e lei, la CASA decadente, viveva di quello. Le sue pareti, i pavimenti e i soffitti sono ancora intrisi di noi.
Sono tornato a trovarla. Si è adeguata ai tempi. Non ci posso credere, mi struggo di malinconia. Ci ha abbandonati. Te lo avevo detto che gli oggetti stanno con noi finchè ne hanno voglia. Al suo posto c’è un centro di bellezza, abbastanza pretenzioso direi a giudicare dalle addette che si aggirano all’interno. Adesso posso solo spiarne l’interno da fuori, attraverso una porta a vetri, pacchiana.
Le porte magiche di una volta hanno lasciato il posto alle più moderne scorrevoli, azionate da ipocriti dipendenti che ignorano l’energia che c’è in quei locali. Quando se ne renderanno conto sarà troppo tardi, la vendetta sarà terribile e senza pietà contro chi indebitamente sta sfruttando ciò che non è suo. La casa non permetterà che quell’energia venga sciupata.
Care persone che vi trovate all’interno, adesso voi pagate per assimilare ciò che abbiamo lasciato gratuitamente la dentro. E state riempiendo le bieche tasche di chi si è appropriato indebitamente di ciò che rinforzavamo con le nostre vibrazioni, di quel concentrato di umanità. Quelle tasche nessuno sa fino a quando continuerano a riempirsi, ma di certo arriverà il periodo in cui si svuoteranno ancora più velocemente. Quelle tasche si riempiono del denaro attirato dalle vibrazioni. Ma solo finchè la casa lo vorrà. E credo si stia stufando.
State solo ottusamente consumando.
Ma lei saprà come fare.
Mi ha fatto l’occhiolino.
E lei non perdona e non ha ripensamenti.
Del centro di bellezza non resterà che un grottesco, ridente cumulo di macerie.